
La gente da mare invade e infiltra. Cammina verso la sera con passo da ultima spiaggia in paesi meravigliosi trascinandosi abbracciata a plastiche galleggianti di ogni tipo, vestita di costume umido e canotta firmata polpa mutti e sudore. Ciabatta con le gambe pesanti e lo orecchie insensibili, ogni dignità assente, ogni freno rimosso, accelerando solo verso una cena compensatrice e, dopo, un sobrio russare. Li ho guardati passare anche se ogni anno li ritrovi uguali, ascelle al vento ed alluci in resta. Il popolo infradito che solo il rumore del mare compensa.
(la foto è di cristin sloan, la realtà è molto peggio)
non ho seguito molto le vicende della formula1, ultimamente. non saprei chi ha ragione tra mosley e montezemolo. ecclestone, poi. sono equidistante anche se vorrei essere vicino.
w la fia. w la fota.
e guai a ti che la toca.


Non so il perché qualcuno debba tornare dove nessuno gli ha detto che lì può rimanere. Anzi.
Perché se ti dicono vai, sparisci, non farti più vedere tu te ne freghi e segui solo il tuo istinto. Che poi chissà che ti dice l’istinto.
E neanche so spiegare cosa ti porta in un posto e ti faccia star bene. Lì e non altrove. Un po’ come innamorarsi. Nonostante tutto.
E nonostante tutto anche quest’anno sono nate le rondini nel cassonetto della mia tapparella. Ieri.
(il video è sotto la foto ma anche qui)
Allora. C’erano il Verghini, il Cianciulli e il Babusci. Anche altri due, dicono. Cinque in tutto, non di più.
Erano al bar, la vigilia del primo aprile. Il Verghini, dopo tre medie rosse si alza in piedi e urla: menomale che Silvio c’è.
Il Babusci fa finta di niente e continua la sua partita a calciobalilla ma il Cianciulli, che il Verghini non lo conosce da molto, tira fuori il portafoglio e si gira verso la porta sperando di vedere entrare le ragazze.
Il Verghini prosegue come se niente fosse strillando manco fosse Cesare Ragazzi: ho un’idea meravigliosa in testa.
In effetti un’idea ce l’ha. Una sola ma folta come una chioma alla crescina. Fare un regalo al presidente del consiglio, un regalo adeguato alla sua età. La pace dei sensi.
Ma il Verghini, che non per niente è il capo, sa che per sorprendere Berlusconi avrebbe dovuto inventarsi qualcosa.
E’ stato allora, dopo un nord-libre a base di chinotto e pampero che ha visto la luce, la banda e pure le ragazze.
Allora che ha pensato a questo.

Esiste un razzismo nascosto, un razzismo che mi ferisce, un razzismo che mi colpisce. Perché vorrei essere ragazza, giovane e bella. Perché non vorrei più lavorare. Ma solo far festa in posti bellissimi, essere eletto al di là di ogni merito, imparare la saggezza da uomini anziani per via intramuscolare.
Invece no sono maschio dalla nascita e la destra mi discrimina. Per la mia mezza età, il mio essere lievemente esondandate, un cosìcosì con il naso lungo. Poche tette e troppo altro.
Mica una velina, mica una vagina. Da dare perché mi sia dato.
E così quel che ho me lo tengo stretto.
come noi che vorremmo una sbronza avventurosa e ci tocca di abbronzarsi. sventuratamente.
(la foto è di ludovic cantais)

il giorno più bello della mia vita è stato quando lei è arrivata ventosa e mi ha baciato di baci a pioggia.
come le prime gocce sull’asfalto, i primi, lasciando segni sparpagliati come se fosse un caso ed invece è un preludio e non sai ancora se dopo sarà acqua leggera e adagio o il diluvio, andante mosso.
e poi altri baci a coprire tutto il resto, pioggia sul mare, e parole per non asciugare. baci estivi e violenti a sollevare il calore. baci sui baci che lasciano pozze liquide e lascive. baci umidi che riempiono e nutrono, che fanno scorta e prima o poi riemergono.
ecco, è stato quello il giorno più bello, quel giorno lì.
quel giorno lì, però, io non c’ero. o probabilmente dormivo.

l’orecchio si forma nel feto al quarantacinquesimo giorno di gravidanza, sette mesi e mezzo prima dell’occhio. eppure viviamo come se non fossimo capaci di ascoltare ma solo guardare guardare e poi guardare. eppure è già in quella piscina amniotica e tranquilla che cominciamo a sentire. al buio, senza bisogno di altro. eppure non dovrebbe sfuggire che non c’è ascolto che non necessiti pensiero.
sentire la voce di qualcuno distante o inaccessibile. ascoltare chi ci parla e capire cosa chiede anche senza domandare. chiudere gli occhi e aprire le orecchie per imparare ad essere soli e senza paura. imparare l’istinto e la meraviglia, la bellezza stravagante, a riconoscere il pericolo e la salvezza. imparare a morire un giorno dell’unica cosa di cui tutti davvero moriamo. imparare a morire di tempo.
(l’immagine sotto è la copertina di ‘who killed amanda palmer’. da ascoltare ma anche da vedere. qui. e pure il titolo è tratto dal primo video)

una brutta italia perde la faccia contro gli usa





