ristorante in via savona, lato destro.
sul muro di fronte all’ingresso:
per stare bene,
mangiate quello che vi piace.

ristorante in via savona, lato destro.
sul muro di fronte all’ingresso:
per stare bene,
mangiate quello che vi piace.

tutti giocolieri in questo circo di parole.
qualche clown che mastica aggettivi divertenti ed alla fine si rivela sempre triste
chi mangia fuoco e poi sputa sentenze
il domatore di verbi che fa facile quel che facile non è
il prestigiatore, il preferito di tutti, che non si sa come tira fuori sempre la frase giusta dal suo cappello nero
e noi che, con salti mortali, rischiamo ogni momento di ucciderci di emozioni.
e un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà

gli artisti, quelli bravi, sono grandi chef.
assemblano, mischiano, ricercano. creano.
juta, piombo, carbone, quarti di bue, libri, vetro, polvere di caffè, ferro, corde, vele, campane, tavoli in legno, smalto nero e coperte militari.
jannis kounellis ha creato grandi piatti.
e la fondazione pomodoro è un ristorante fantastico
se vi capita andate. che chi si è commosso davanti ai palazzi celesti di kiefer non rimarrà deluso.

una bella canzone.
doce doce, direbbe qualcuno.

viaggiano con questo rimo
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ma anche tristezza, malinconia, amore.
il colore del vivere. l’odore del sangue.
un suono, per questo.
fado.
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La Gioconda sorride perché ha appena avuto un figlio, il mistero del suo sorriso si nasconde dietro la condizione più naturale del mondo: la maternità. È la conclusione cui sono giunti i ricercatori del Centro nazionale delle ricerche canadese (Cnrc), che hanno analizzato la donna più famosa del mondo, la più corteggiata, discussa e interpretata, la più insensibile alle mode e al tempo: il sorriso più enigmatico della cultura occidentale apparterrebbe a una madre.
speriamo che almeno questi se li paghino i canadesi.


strane vie segue l’ispirazione, il genio, l’estro. in ogni campo.
il campione più forte è quello cerca la rivalsa. che mette in gioco la propria vita. che ha negli occhi il proprio dolore. ogni volta. ogni volta.
l’artista più bravo è quello che soffre. che ha il tormento che non lo lascia, compagno della sua esistenza. amante non amato.
delle volte ci sembra di meritare il nobel per la letteratura. e non abbiamo scritto niente.
(un bell’articolo parla di questo, credo. ma è in francese, e potrei sbagliare)

poi, se vi dimenticate, sono fatti vostri.
a novembre uscirà il nuovo disco di damien rice
per ora vi accontentate di quello vecchio.
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