Archivio per Dicembre, 2006

radiobaskerville (previsioni del tempo)

Dicembre 31, 2006

che per quest’anno si chiude col sole. poi si vedrà.

(ma facciamolo in bellezza che dopo le feste, come sempre, non rimane che pulire)

Download 01_traccia_1.wma (joe zawinul – brown street)

Chema_madoz

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Dicembre 31, 2006

nè santi nè fanti che ridi di due e scherzi su cento. ma ama più forte che non sentirai il rumore e scrivi il tuo sentire che lo leggerò leggero. ascolta del mondo e piangilo, eccome. agisci da re, reagisci, nascondi. riprendi, riparti, ritira o no party. esa-gera o almeno penta-, esplodi come un bengala con la testa in bocca alla tigre. applaudi se ammiri o stira se no. condividi un amore, o qualcuno di più, confida in te e ti confiderò un segreto.

corri in auto verso ogni destino, prendi un treno, che è andare lontano. vola, anche questo, che fa niente, ho paura. per vivere un anno. con noi tutti brindare, che non serve una festa perchè questo sia vero.

ed il prossimo sia come ognuno lo pensa. che già quello scorso ne è valsa la pena.

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Dicembre 30, 2006

non sono che un sogno che vive leggero, che vola nell’aria di questa tua meraviglia.

che quando vorrai non resterà che svegliarsi per poi ritornare quando chiuderai gli occhi.

non sono che un’ombra che insegue il tuo corpo, che vive di luce, senza poterlo toccare.

che al buio sparisce o solo si adegua ma al sole mi vedi e più è forte più credi.

non sono che un amore che vive di niente, di poche parole e promesse di baci.

che in fretta è arrivato e presto va via. in punta di piedi. o forse che sia.

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marte e venere in un affresco del 1470 ca.
ercole dè roberti è l’autore, ferrara la città dove lo ha realizzato.
ma potrebbero essere chiunque, in qualsiasi momento, passato o futuro, dipinti dalla mente di qualsiasi innamorato, in qualsiasi città del mondo.

meraviglia

Dicembre 30, 2006

un uomo con le spalle larghe, ecco cosa ci vorrebbe per te, che ti capisce senza farlo capire e non ti spieghi mai perchè, che ti conosca da quand’eri piccola, o che da piccola ti immaginava già. un uomo con le spalle larghe, lo sa bene lui come si fa. un uomo con le spalle larghe, la paura non sa nemmeno che è, se tira freddo si alza il bavero e corregge il caffè. può ritornare sporco di rossetto, tanto ha una faccia che non tradisce, un uomo come ce ne sono tanti, che quando vuole non capisce. un uomo con le spalle larghe, la fortuna non sa nemmeno che è, ogni sera fa cadere le stelle, ogni mattina le raccoglie con te, e se bastassero le cartoline, te ne manderebbe una ogni anno, e poi potresti vederlo piangere, come gli uomini non fanno, un uomo che mangia il fuoco, e per scaldarti si fa bruciare. diventa cenere a poco a poco ma non la smette di amare. un uomo con le spalle larghe tutta la vita ti prenderà, per insegnarti e per impararti, se mai la vita basterà. in una grande casa con le finestre aperte, in certe stanze piene di vento. un uomo con le spalle larghe una buona misura del tempo.

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(ogni pubblico apprezzamento non fatelo a me ma a chi melha fatta conoscere, che il merito di questo – de gregori a parte – è tutto suo. che poi uno pensa che certe parole sarebbe bello saperle scrivere. ma questa, in fondo, è tutta un’altra faccenda)

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Dicembre 29, 2006

giusto il tempo per dirci quello che non abbiamo neanche pensato. e avremo voglia per farlo. fin dove potremo, al punto che sarà concesso. che la tua vita è altrove e non potrò, io, riempirla. che sarò solo una birra, quella per cui c’è sempre un po’ di spazio. il fiocco sul pacco, la cornice del quadro. quello che vorresti che altri ti dessero ed invece non fanno. o forse non sanno. un regalo, il più bello, che non potrai neanche aprire. il sorriso sul viso di uno che passa. una stella cometa con la coda che brucia. uno spreco, un rimpianto, una gioia, un momento. qualcosa che scalda anche dopo che è spenta. un compagno per sempre, da tenere nascosto e portare a passeggio come un biglietto scaduto.

che ogni tanto dimentichi. e prima o poi torna fuori.

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ogni volta un salto nel vuoto. ogni volta

Dicembre 29, 2006

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one ding, one grape

Dicembre 29, 2006

era il 1909. anno speciale che in italia nascevano bobbio ed il giro.

in spagna alfonso XIII faceva fatica a regnare ed i viticoltori alicantini a vendemmiare.
quest’ultimi, non sapendo cosa farne di quell’enorme raccolta, decisero di fare la storia inventando la tradizione dei dodici chicchi d’uva di capodanno: porterà fortuna, dicevano.

anni dopo, nel 1962, i dodici rintocchi di capodanno furono trasmessi in televisione in diretta dalla puerta del sol a madrid (che di porta ne conserva solo il nome, però. vabbé).

luogo particolare, quello. che oltre ad essere il kilometro zero di tutte le strade spagole, ha un grande orologio di fronte al quale i madrileños si erano presi l’abitudine di mangiar i dodici chicchi della fortuna. uno ogni rintocco. uno ogni secondo.

è così che oggigiorno tutti gli spagnoli passano gli ultimi secondi dell’anno contando dell’uva.
che se volete sapere il trucco si toglie la pelle e pure i semini, che altrimenti non è mica facile mangiarli tutti in dodici secondi. impossibile, direi.

ma noi perchè non le contiamo le lenticchie?

la partenza intelligente. l’arrivo dipende

Dicembre 29, 2006

come starsene fermi in un ingorgo tra roncobilaccio e barberino del mugello. in un giorno di traffico bollino rosso ed umore nero. colori facili. fini e senza impegno. come tanti, in fondo.

guardarsi intorno, sbirciare gli altri. prima dall’abitacolo. e poi girando tra le macchine ferme. che tanto non si riparte. né ora né tra poco.

fare amicizia con le due ragazze sulla ka viola. scambiarsi i numeri. che scambiarsi il telefono non si usa ancora.

l’occhiolino alla signora sulla megane. con figlia a carico ed marito sull’auto dietro a recitare la parte del geloso. (ma l’oscar dell’autosole, tanto, non glielo danno)

con tutti parlare del tempo per far finta di niente ed avere sempre ragione. che il sole è il sole e la pioggia no. anche se poi c’è sempre quello che fa polemica, ma vabbè, peggio per lui.

quello che poi si sente male e lo cerchi di soccorrere. ma più che fargli coraggio, che non gliene fai mai in realtà, non puoi altro, solo aspettare. e dispiace e te. figurati a lui.

e conoscere una donna con l’accento strano. parlare di figli – perché non ne ha? – farla sorridere. la inviterei a bere qualche cosa non fosse che l’autogrill è a ventisette chilometri e lei c’ha i tacchi alti. e poi: venga da me, che in macchina ho le farfalle ed i vetri oscurati. ed il frigobar, esagera.

musica finche la batteria ce la fa che poi per spingere qualcuno si trova.

e poi tutti in macchina. ognuno la sua. magari no. che magari sbagli.

magari.

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Dicembre 28, 2006

Me, I’m a part of your circle of friends
and we notice you don’t come around.

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primo e dispari (che a volte mi sento così)

Dicembre 28, 2006

sette le lune che sono passate, che qualcuno le canta e me lo ricordo bene. col tempo che passa e che dovrà passare.

cinque cartine, quelle rimaste a nick. da fumarsi in silenzio, ascoltando la musica. quella un po’ triste che nasconde un sogno.

e tre le parole. che sono pure troppe. che una già basta per raccontare un mondo, quello che hai dentro. con gli occhi leggeri e piedi che vanno

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(tre sono pure le canzoni che stanno dietro a tutto ciò. nè belle, nè brutte. che mi piacciono, però. indovinarle sta a voi. senza che ciò sia assolutamente necessario)

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corrente alternata

Dicembre 27, 2006

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Dicembre 27, 2006

amami.

in silenzio senza dirmelo.

anche fosse solo per un minuto o due.

Erickellerman

andare avanti, guardandosi i piedi

Dicembre 27, 2006

passeggia per le strade. sigaretta in bocca (e che importa se non fuma, per qualche riga si può fare). passo fiero tra la gente.

il ricordo, o meglio l’idea, inaspettata. come corrente a dare una scossa.

l’esatta percezione dell’assenza. e l’odore del suo sangue. che scorre, sì. da altre parti.

si guarda attorno come a cercare tra i vestiti di un barbone che si vomita addosso.

tra i manichini di una vetrina che nessuno guarda più.

tra i tarocchi di una maga. che niente ha mai indovinato. e lo sapeva già da prima.

sguardo attento. e sicuro di non trovarla, lì. ma dentro di sè.

mani in tasca. bavero alzato e collo rintanato nella sciarpa.

riprende a camminare.

gli occhi lucidi, canticchiando obviuos child.

e quello che pensa è affar suo.

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che ci sei (da qualche parte. non qui. o forse sì)

Dicembre 27, 2006

ho colori per dirlo e suoni per pensarlo.

braccia che chiamano ed una sola bocca per scriverti.

poco tempo rimane che tanto ne ho perso.

un ballo da fermo, tutto nella mia testa

urlo senza gridare e zitto mi senti.

nuoto in quest’aria, corro e non mi muovo.

tappi le orecchie per meglio ascoltarmi. distante ma qui.

con gli occhi chiusi, che mi vedi benissimo.

le labbra in attesa di quel che non c’è.

e prima o poi ci sarà.

ed il suo contrario.

chissà.

Sweetcharade

big wheel

Dicembre 27, 2006