Archive for Novembre, 2007

padana

“carlo, mi capisi no! te ghet 50 an e mai una tusa insèma! ma la te pias minga la maria, la tusa del prestinè?”
“no mama, la maria la me pias no”
“ma mi capisi no!? e la cinzia la tusa del farmacista?”
“no mama, quela li la me fa schivi.”
“e la gina, la tusa del feramenta?”
“no mama, la [...]

abbi cura di me

ricordi i giorni felici delle parole inventate? la voce in cammino, i viaggi promessi, ricordi? passano il tempo, i treni ed ricordi che evaporano al caldo dell’asfalto bollente di una strada nuova.
rimane il profumo delle lacrime, di un incontro e del vento che l’ha fatto passare. rimane una tasca nel cuore, cucita di nuovo per non [...]

 ma casomai senza un saluto.
(e se il vento è caldo, squagliarsela è un verbo pericoloso)


diciamo la verità: su un blog uno che scrive a fare?
perché puoi scrivere delle tue cose come se a qualcuno importasse davvero. di come sta qualcuno che neanche conosci , perché se lo conosci fai prima e gli telefoni  (ciao, come va? prostata a posto? sei passato del gommista? ti sei separato o hai comprato [...]

(i can see clearly now la canta holly cole. l’ha scritta, credo, johnny nash)

 
anche questa volta
basterebbe solo una cosa:
coraggio, ecco qui.
dimostrarlo,  poi.
è come quando tu hai paura,
fuggire non serve a niente,
gridare men che meno
ho provato e non funziona
invece quello che dovresti fare,
la prossima volta che ti capita,
magari tra un giorno, o forse mai più,
non è scappare come hai sempre fatto
o fingere che niente possa cambiare
perché non puoi evitare i [...]


a casa

non è un documentario. non è un video musicale. non è un concerto. sembra quasi un filmato delle vacanze o fatto in casa. ma benissimo. è un sogno da ascoltare sullo schermo. è una poesia letta con occhi.
heima non è niente. heima è bellissimo.
(i sigur ros sono tornati a casa dopo una tournee mondiale. hanno girato [...]

Passiamo i giorni a camminare lungo le solite strade, mangiare veloce, parlare e ascoltare e sempre di più la prima, però. Portiamo i figli a scuola, scegliamo i vestiti per domani. Cuciniamo per gli amici e scongeliamo gli avanzi quando siamo soli. Condividiamo ciò che amiamo, ci perdiamo in un bicchiere che se è di [...]

shall we dance?


è stato uno dei promi post che ho scritto, quasi un anno e mezzo fa. forse è stato il primo che parlava di musica. di musica senza la musica. lo trascrivo qui perchè l’oggetto di quel discorso l’ho alla fine trovato. prima o poi ne troverò anche il senso. (la musica quella volta, come spesso [...]


eppure ci sarà pure stato qualcun altro. qualcuno da lasciare sospeso come un trapezista in volo senza rete, uno studente che attende di sapere se verrà promosso e nel frattempo bacia la sua ragazza, un prete che aspetta la pasqua pregando tra gente sconosciuta e amata, un malato che aspetta le analisi e qualcuno che gli porti fortuna, [...]





  • dice

    adoro farmi un martini anche un secondo bicchiere al terzo finisco sotto il tavolo al quarto sotto il mio cavaliere (dorothy parker, santa donna) . ... . ... . per me l'unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi d'ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali che esplodono tra le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno oh! (jack kerouac) . ... . ... . un'attenta analisi delle strategie sinistrorse in campo musicale porta alla luce un'arma fin qui ignota, il menticidio, messa a punto dal kgb per indurre al suicidio mentale, e cioè al rincoglionimento senza scampo, un'intera generazione di ragazzi americani. il che spiega una volta per tutte i rolling stones. (mordecai richler) . ... . ... . se ti capiterà di battere un calcio di rigore, in una partita di calcio o nella vita non importa, ma se dovrai tirarlo tu 'sto minchia di rigore: io ti faccio una preghiera. qualsiasi dolore, qualsiasi paura, qualsiasi calcolo, mettilo da parte e tira sempre all'incrocio dei pali. è bello il golle all'incrocio dei pali. certo, è più facile sbagliare, ma chi se ne fotte, davidù, se devi fare un golle, fallo bene, eccheminchia (davide enia ) . ... . ... . why do you sing hallelujah / if it means nothing to you? (damien rice) . ... . ... . forse un mattino andando in un'aria di vetro, arida, rivolgendomi vedró compirsi il miracolo: il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro di me, con un terrore di ubriaco. poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto alberi case colli per l'inganno consueto. ma sarà troppo tardi; ed io me n'andró zitto tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto. ('genio montale) . ... . ... . nell’arte la cosa più importante è la cornice. nella pittura è letteralmente così, per le altre arti solo in senso figurato, perchè senza quell’umile oggetto non è possibile capire dove finisca l’arte e dove inizi il mondo vero. (frank zappa) . ... . ... . mia cara amica, sono troppo stanco e troppo ammalato per cercar di comprendere. prendo il partito dei più deboli, il mio solito partito: parto. regalo a chi ne ha bisogno quel poco di poesia che può essere sorta in te dal nostro amore. non posso dirti altro dopo questo. mia cara sono realmente ammalato non ho potuto sopportare l'attesa e le tue lettere. ricevo ora il telegramma. parto domattina per la casetta. là c'è il silenzio. io ti amo tanto e rimpiango la poesia solo perché essa saprebbe baciare il tuo corpo di psiche e il tuo viso roseo e nero colla bocca sfiorita di faunessa. perdonami se non voglio essere più poeta neppure per te. sai che neppure le acque e neppure il silenzio sanno più dirmi nulla e senti la mia infinita desolazione. ti porto come il mio ricordo di gloria e di gioia. ricorda quando soffrirai colui che ti ama infinitamentee porta per se solo il tuo colore. l'ultimo bacio dal tuo dino che ti adora. (dino campana) . ... . ... . una delle mie signore di un tempo mi aveva urlato una volta: tu bevi per scappare dalla realtà. naturalmente, mia cara (charles bukowski) . ... . ... . non appena aprirò la porta e mi affaccerò alle scale, saprò che sotto inizia la strada; non lo stampo ormai accettato di fronte: la strada, la viva foresta ove ogni istante può piovere addosso come una magnolia, ove i volti nasceranno man mano che li guarderò, quando andrò avanti ancora un poco, quando con i gomiti e le palpebre e le unghie andrò a fracassarmi minuziosamente contro la pasta del mattone di cristallo, e mi giocherò la vita avanzando un passo dopo l’altro per andare a comperare il giornale all’angolo (julio cortazar) . ... . ... . sono un alcolizzato, sono un tossicomane, sono un omosessuale. sono un genio (truman capote)