Archivio per Febbraio 2008


è mah, è forse, è quando tu voli, rimbalzo dell’eco, è stare da soli, è conchiglia di vetro, è la luna e il falò, è il sonno e la morte, è credere no, margherita di campo, è la riva lontana, è artù, ahi!, è la fata morgana, è folata di vento, onda dell’altalena, un mistero profondo, una piccola pena, tramontana dai monti domenica sera, è il contro, è il pro, è voglia di primavera, è la pioggia che scende, è vigilia di fiera, è l’acqua di marzo che c’era o non c’era, è sì, è no, è il mondo com’era, è madamadorè, burrasca passeggera, è una rondine al nord, la cicogna e la gru, un torrente, una fonte, una briciola in più, è il fondo del pozzo, è la nave che parte, un viso col broncio perché stava in disparte, è spero, è credo, è una conta, è un racconto, una goccia che stilla, un incanto, un incontro, è l’ombra di un gesto, è qualcosa che brilla, il mattino che è qui, è la sveglia che trilla, è la legna sul fuoco, il pane, la biada, la caraffa di vino, il viavai della strada, è un progetto di casa, è lo scialle di lana, un incanto cantato, è un’andana, è un’altana. è la pioggia di marzo, è quello che è, la speranza di vita che porti con te
è qualcuno che aspetta il suo mattino che arriva

che poi dicono che l’abito non fa il monaco, che il monaco la monaca e la monaca la foca
che le parole sono importanti, ma che i fatti lo sono di più, e del mare in mezzo non se ne parla
che se prendi trenta è già un bel voto ma a fare trentuno manca sempre un pezzo come un seggio in parlamento per avere la maggioranza.
che arrangiarsi è un arte ma una canzone da sola non può.
quando sento una brutta canzone provo a pensare a come starebbe con un vestito nuovo. quando vedo un bella ragazza provo a pensare a come starebbe senza vestiti.
bisognerebbe tradurre se stessi

Il kit comprende:
-
1 corpo parlante
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1 dvd esplicativo
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1 demone che si impossesserà di voi
Attenzione: il cuore non è compreso ed è disponibile in confezione separata
mod. 770.661

Nove anni fa venne diagnosticato un tumore all’intestino a mio padre. Si fece operare in una clinica e sembrava che tutto fosse risolto senza bisogno di altre cure. Sei anni dopo, invece, le figlie del pirata si sono presentate a riscuotere l’eredità. Erano metastasi al cervello, al polmone e al fegato, frutti di quella brutta bestia che non c’era più ma che aveva sparso semi e che erano arrivati a reclamare per conto terzi. Ci ha provato, mio padre, a resistere, cambiando dottori, cure ed ospedali. Senza farcela, però.Oggi hanno ricoverato mia madre. Niente di grave, solo una piccola operazione che ha deciso di fare in quella prima clinica. Ho pensato a lungo ai fantasmi nei giorni scorsi, a quelli che ci creiamo, che disegniamo nella nostra testa. Ho pensato a come sarebbe stato entrare ancora in quel posto, a rivedere quelle stanze uguali e pulite. Ed invece niente. Solo qualche modulo da controllare, ed una anziana signora da distrarre. Guardavo le porte rosse ritrovandole senza male apparente. Ho riconosciuto i corridoi come una persona che da tempo non vedi con gli occhi e che non ti è mancata poi tanto. Senza alcuna emozione. Nessuna fitta, nessun dolore.Sono uscito dalla clinica, questo pomeriggio, girando a sinistra che la via per casa è da quella parte. Cento metri, non di più, e vedo una trattoria scalcagnata che si sta truccando per chi vorrà andarla a trovare questa sera, una vecchia donna che fa finta di poter piacere ancora. Il ristorante dove, nove anni fa, usciti dalla clinica, andavo a cena con mia madre. I fantasmi, si sa, sono personaggi infidi. I mostri fanno finta di niente e credi che siano andati per sempre ed invece si nascondono in posti che mai avresti creduto, in fondo al cervello dietro un bancone di un bar.E’ lì che si nascondevano, seduti ad un tavolo di quella trattoria che guardavano verso la strada. E’ lì che mi hanno trovato.
Perchè ognuno disegna i propri incubi e nessuno li sogna uguali. E forse è per questo che da f.a.o. schwarz producono questo.
if you can draw it, we can make it

Anche Marco si chiamava e camminava attraverso con lo sguardo strano di chi conosce la strada che porta a perdersi, franco come un porto in cui gettare un’altra volta l’ancòra esprimendo un desiderio.
Aveva una passione per i sorrisi sghembi e le frasi dette e fatte, per la forma incompleta di un cuore di donna, per i giorni da catalogare.
Ne aveva di nudi e crudi o quantomeno al dente, altri di 24 ore passati di corsa senza un premio alla fine, né grande né piccolo. Se ne ricordava tanti piatti da sembrare sconditi e più d’uno lento e convesso in cui ci aveva visto meglio andando più piano.
Qualcuno era stato verticale ed impossibile da scalare, la maggior parte più lunghi per sbarcare il lunario. Giorni quotidiani con un titolo simile, particolari da risultare invisibili.
Aveva diviso la vita coi secondi tenendosi il resto del tempo, fatto tornare i conti prima ancora del re.
Non aveva cercato come Aba ma alla fine trovato. Come Gerardina.
(e aveva in mente sempre questa canzone)
cantare insieme senza quasi presentarsi

istruzioni per l’uso:
scambiare i poli per animare nuovamente la materia inanimata.
veltronistein junior


pedro pedreiro è pensoso e aspetta il tram. domani forse dovrà aspettare ancora per il bene di chi è senza un soldo. pedro pedreiro resta pensieroso e pensando il tempo passa e noi restiamo indietro a aspettare aspettando, aspettando il sole, aspettando il tram, aspettando sempre quel famoso aumento che non viene mai. pedro pedreiro aspetta l’allegria e la fortuna col biglietto della lotteria. ogni anno aspettando, aspettando il sole, aspettando il tram, aspettando sempre quel famoso aumento, aspettando il premio della lotteria e la moglie di pedro sta aspettando un figlio che dovrà aspettare.
pedro pedreiro aspetta anche l’amore, sta aspettando il giorno di arrivare in porto. pedro non sa che forse in fondo aspetta qualche cosa al di là del suo mondo, più grande del mare. ma perché sognare se poi ci si dispera di aspettare ancora?
pedro pedreiro vuol tornare indietro ed esser solo muratore, senza aspettare, aspettare il sole, aspettare il tram aspettare ancora quel famoso aumento, aspettare un figlio che dovrà aspettare, aspettare il premio della lotteria, aspettare la morte, aspettare un porto, aspettare di non aspettare più, aspettare in fondo niente altro che la speranza afflitta, infinita, sfinita, che arrivi il suo tram.











