cosa sarà quel fuoco che ti infiamma, che sarà
Andare in moto è pericoloso. Certo, l’aria, la libertà. Il tempo per pensare o ancor di più quello per non farlo. I ricordi, anche. Soprattutto, forse. Ma è pericoloso. L‘ha sempre detto qualsiasi mamma.
Sabato ho inforcato lo moto (che per quelli bravi in realtà è uno scooter, ma a me piace dire moto e moto sarà). Sabato, dicevo, armato di due ruote, casco e poco altro, ho portato la moto al mare. Ho messo pure le calze, per evitare che all’arrivo fosse ancora possibile poggiare piedi e relative caviglie a terra. Nessuna tuta in pelle, che seppur moto non è di quelle là, ma solo un giubbotto per il vento (che anche se non sono di salute cagionevole non si sa mai) e maniche tirate su, che in fondo son venuto su guardando happy days.
Se è vero che il sole bacia i belli, beh, io sono brad pitt, e sotto la calura padana, in trasferta pure in riviera, ho superato 250 km di macchine ferme sventolando il braccio vestito a metà, salutando i villeggianti autostradali, uomini in canotta e le loro signore con i piedi fuori dai finestrini, suv armati e condizionati, panda con il navigatore satellitare manco fossero bacche di eucalipto ma senza il clima preferito, gente addormentata mentre sognava il casello, altra autoreferenziale che bestemmiando invitava gli altri a stare a casa.
Andare in moto è pericoloso. Anche se vai piano come chopin, perché se stringi lo spazio il tempo si allunga. Anche da fermo, lo sarebbe. Che all’arrivo sono andato diretto in spiaggia. La prima volta, quest’anno. Tolte le calze. Tolto il giubbotto. Esibita non senza imbarazzo la pelle bianca. Quasi tutta bianca. A parte un paio di bracciali africani che vanno dal polso a metà braccio. Avambracci rossi fuoco, brulicanti come brace nel camino, come vermi sopra un muscolo putrefatto e non pulsante. Baciati dal sole su un’autostrada che non era neanche la sua.
Andare in moto è pericoloso quanto innamorarsi. Quando lasci una parte di te esposta ad un sole improvviso come un cuore ad un irragionevole passione.



anche io ho esibito la mia pelle bianca, ieri.
tutta bianca.
chè, in moto, non vado più.
sono bellissime le panda con i navigatori satellitari. hanno un fascino speciale, una via di mezzo tra le trabant e gl’x5..anzi paiono nate da una relazione clandestina tra una bionda dell’est e un signorotto.
sei pure salito su una panda senza neanche prenderti la scabbia..:))))))
pure maldicenze. ecco.
minnie-panda
Chopin non andava piano, andava adagio.
E quando era ubriaco, allegretto.
Tu mi pari andante, invece.
Anzi, andato, oramai.
(spero tu indossassi un intero, almeno
per decoro verso i polpi)
posto dietro ne avanzava?
ho sempre e solo avuto due ruote, come due gambe.